LA PIEVE MATRICE DI SAN PIETRO IN CARNIA





Percorrendo la Valle del But in direzione Passo Monte Croce Carnico, a circa otto chilometri di distanza dal centro di Tolmezzo, si giunge nel comune di Zuglio. Lo sguardo del visitatore viene subito attirato sulla destra da una chiesa che imponente domina la valle, La Pieve Matrice di San Pietro in Carnia. La storia di questa chiesa è collegata alla vicissitudini di Zuglio, l'antica Iulium Carnicum, la città romana più settentrionale d’Italia, situata in prossimità della grande arteria stradale che da Aquileia portava ad Aguntum, centro del Norico meridionale (attuale Austria). Grazie alla facilità dei collegamenti e alla posizione geografica, il centro alpino fu raggiunto ben presto dalle correnti evangelizzatrici partite da Aquileia, la più importante sede di vita cristiana della provincia Venetia et Histria già nella prima metà del IV secolo.
Tra il IV e V secolo nella parte meridionale dell’abitato furono erette due basiliche paleocristiane, verosimilmente in concomitanza alla creazione della Diocesi voluta dal vescovo aquileiese Croma-zio (388-408). Resti di un’altra basilica paleocristiana, forse sorta alla fine del V secolo, sono stati messi recentemente in luce all’interno della chiesa di San Pietro.
Nel 1312 il Patriarca di Aquileia, Ottobono, contribuiva con il Preposito di San Pietro, Manno Mannini di Firenze, alla costruzione della Chiesa gotica attuale con un’unica navata e tre altari; sul lato destro del presbiterio venne conservata la sagrestia precedente.
Quest’opera fu realizzata incorporando l’esistente parete settentrionale con le finestre romaniche che si vedono tuttora; si ebbe cura di salvare anche la bifora romanica esistente.
A partire dalla fine del XV secolo, e fino ai primi anni del Cinquecento, si pose mano a importanti rimaneggiamenti. In un contratto del 1493 viene infatti menzionato il Maistro Honz Stau Melz de Bolzan. L’intervento comprendeva l’aggiunta di una navata a meridione, progettata secondo i canoni gotici della precedente, sostituendo la parete imprigionata con due colonne in tufo; si doveva ricavare un pulpito verso la sagrestia con una scala che permettesse di salire nella costruenda sagrestia superiore e poi alzare la porta principale, rimodernare la tettoia e rimaneggiare il campani-le.
Nella chiesa così sistemata trovarono posto quattro altari e un battistero.
All’inizio del 1700 vennero eseguite ulteriori modifiche.
La chiesa con tutte le sovrastrutture del 1500-1600-1700, è divenuta un complesso asimmetrico assai interessante dal punto di vista architettonico.
Importanti opere d’arte sono conservate in questa Pieve, che subì nel 1970 e 1981 due furti di importanti statue lignee. A tale proposito gravissima risulta la perdita delle sculture di Domenico da Tolmezzo (1481-1483), staccate dall’altare maggiore, straordinaria traduzione plastica di simili ancone dipinte del rinascimento veneziano.
Tra le opere conservate nella Pieve va segnalata la tela rappresentante la conversione di San Paolo (XVI-XVII secolo), opera legata a formule stilistiche proprie del Pordenone.
L’organo, di stile barocco, ha sostituito il precedente del 1500 ed è stato recentemente restaurato.
Interessante è pure la tela rappresentante La consegna delle chiavi a San Pietro di Francesco Pellizzotti (1791).
La scala in noce del 1740 conduce alla sagrestia superiore, affrescata nel 1582 da Giulio Urbanis di San Daniele del Friuli.
La statua di San Pietro, di artista tedesco del XV secolo, è una delle poche opere salvate dalla razzia dei ladri nel 1981.
L’altare della Madonna del Rosario è opera del pittore ed intagliatore Gian Antonio De Agostinis (1590).
Gli stalli del coro, del 1734, sono opera di Antonio Leschiutta da Zuglio.
Il Cristo ligneo del 1550, situato nell’architrave dell’arco principale, misura quasi due metri di altezza ed è opera di bottega nordica.
L’ancona lignea di Sant’Antonio Abate (1550), in stile rinascimentale, è racchiusa in due incorni-ciature barocche; viene attribuita a Gian Domenico Dall’Occhio di San Vito al Tagliamento.
Dietro all’altare sono visibili le finestrelle e le sinopie della parete.
Il battistero è formato da una coppa in pietra rossa, opera di artista ignoto del 1659, e da un taberna-colo ligneo realizzato da Vincenzo Comuzzo nel 1661.
All’esterno, il portico ha subito dei rimaneggiamenti, ma sopravvive la bifora romanica. Nella parete, nella facciata e nelle colonne sono stati reimpiegati frammenti di sculture altomedievali, alcune ancora visibili, altre depositate pril Civico Museo Archeologico Iulium Carnicum di Zuglio.
Allo stile gotico rimandano il portale e il portone: quest’ultimo, in ferro, è opera di Nicolò Jancilli di Tolmezzo (1449).
Il pianoro che si incontra all’inizio della salita, verso la Pieve, ha una storia molto antica. Ogni anno, in questo luogo, nella ricorrenza dell’Ascensione, si svolge il rito del "Bacio delle Croci": ciascuna chiesa, che un tempo faceva parte della Pieve di San Pietro, invita la sua croce astile ornata di nastri multicolori per rendere omaggio alla Croce della Chiesa Matrice.


ORARIO DI APERTURA anno 2014:

da definirsi

APERTURE UFFICIALI:
Marcia della Pace (31 dicembre)
Festività dell'Ascensione - Rito del "Bacio delle Croci" (01 giugno 2014).


EVENTI:


Festività dell'Ascensione - Rito de "Il bacio delle Croci" domenica 01 giugno p.v.


PROGETTI:


CAMMINO DELLE PIEVI- i sentieri della fede che collegano le dieci Pievi della Carnia


COME RAGGIUNGERE LA PIEVE:

La Pieve di San Pietro si trova sul colle omonimo che sovrasta l'abitato di Zuglio. Può essere raggiunta a piedi (tempo di percorrenza 1 ora seguendo la strada asfaltata o i sentieri indicati), in auto o con bus con al max 40 posti (tempo di percorrenza 15 minuti).


INFORMAZIONI:

Parrocchia di Zuglio
Referente Don Giordano Cracina cell. 329-2622525
tel. 0433/929084 (Cjase Emmaus Imponzo di Tolmezzo)

Comune di Zuglio
Civico Museo Archeologico Iulium Carnicum
Via Giulio Cesare, 19
33020 Zuglio (Udine)
Tel./Fax 0039 0433 92562
e-mail: museo.zuglio@libero.it